Cap II. Parte VI

Manuel abitava in periferia nella zona sud della città, poco distante dall’area industriale dove una volta sorgeva la fabbrica automobilistica Fiat. La grande fabbrica, grazie alla determinazione degli stessi operai, dopo un lungo periodo di declino, aveva sviluppato settori produttivi che ne fecero uno dei poli industriali più importanti della regione che veniva chiamata, prima della grande trasformazione, Nord Italia. Si producevano soprattutto autobus e mezzi di trasporto pubblici, carrozze per la metropolitana, vettori ferroviari e veicoli sperimentali mossi da energie alternative. Si andava affermando da qualche tempo anche la costruzione di autovetture volanti di piccole dimensioni. Per giungere alla sede del Compartimento doveva attraversare buona parte della città e aveva a disposizione diverse alternative.

Scelse la metropolitana di superficie. L’unica opera di dimensioni colossali edificata dalla fine dello sconquasso causato dagli scontri con i vecchi poteri. Era una sopraelevata lunga oltre dieci chilometri che partiva da via del Drosso, attraversava la grande fabbrica e raggiungeva la periferia nord-est vicino al Parco della Colletta. Passava sul lato ovest del Corso Unione Sovietica per poi proseguire lungo il Po creando, assieme a diverse vie di comunicazione veloci che la univano alla tangenziale nord, una sorta di cintura attorno alla città.

Qualche vecchio chiamava la grande fabbrica “ex Fiat”, ma il nome era ormai soltanto un ricordo delle generazioni precedenti. Il grande complesso industriale che comprendeva anche un gran numero di servizi per il personale che vi lavorava, era stata chiamata OASI, acronimo di Officine Auto Socializzate Internazionali, ed era immersa in un enorme zona verde che si era estesa sino alla tangenziale sud.

Percorse una via ombrosa che costeggiava la riva sinistra del fiume e giunse alla sede del Compartimento, che risiedeva nei pressi del Parco della Colletta, in meno di mezz’ora dalla partenza. Consegnò al sorvegliante della garitta un tesserino di riconoscimento, che lo identificava come cittadino dei territori liberi, e dopo poco arrivò il permesso di accesso al complesso compartimentale. Si aprì al suo sguardo un intreccio di strade non più larghe di tre metri che conducevano a numerosi edifici. Il complesso ospitava anche l’istituto di studi dove venivano preparate le future milizie del Compartimento. La procedura per essere avviati alla formazione era semplicissima e avveniva per adesione volontaria, ma occorreva essere sottoposti a lunghe e complesse selezioni e i volontari non dovevano avere un’età inferiore ai 18 anni o superiore a 22. Il percorso di studi prevedeva una durata minima di 5 anni in un Compartimento diverso dalla propria zona di origine ed era faticoso e impegnativo, ma erano insegnate tecniche di indagine e addestramento alle tecnologie più avanzate. I tirocini avvenivano in luoghi diversi e la destinazione era comunicata solo nel periodo subito precedente la partenza, potevano durare anche un paio di anni e veniva richiesto il totale allontanamento dalla famiglia. Solo dopo aver completato tutto il percorso di formazione la recluta poteva scegliere il “territorio” e il luogo dove prestare servizio.

Manuel seguì le indicazioni che portavano alla sede Amministrativa. L’atrio era modesto e persino trasandato anche se spazioso e ben illuminato. Una serie di sottili pareti divisorie separavano una scrivania dall’altra sulle quali dominavano computer di ultima generazione che suscitavano una certa inquietudine.

Nella parte superiore delle pareti divisorie erano apposti cartelli con diverse denominazioni. Il primo cartello superata l’entrata riportava la scritta “accoglienza”. Non c’era dubbio che quella fosse la scrivania a cui ci si doveva rivolgere. Manuel si avvicinò e cercò di attrarre l’attenzione dell’uomo massiccio e distratto intento ad armeggiare con una polsiera per trasmissioni WiFi, sprofondato sulla comoda poltrona.

– buongiorno –

Il saluto del giovane invase il locale nonostante i vari rumori riempissero ogni angolo della stanza.

Oltre un quintale di carne, tra muscoli e grasso, ruotarono assieme alla poltrona e lo sguardo del funzionario era uno scanner che pareva voler leggere il giovane sino alle ossa. Aveva la testa lucida circondata da una corona di capelli lunghi e ormai quasi del tutto bianchi, ma la pelle del volto era liscia e curata.

Manuel sfidò l’enorme scanner opponendo il suo sguardo più oscuro e impenetrabile e l’uomo sorrise.

– Salve – replicò – mi dica –

Al contrario di quel che era stato l’approccio ottico l’intonazione vocale del funzionario era leggera e cordiale e mise a proprio agio il giovane.

– Vorrei verificare se è stata effettuata la denuncia della morte di un uomo avvenuta in circostanze poco chiare… – sottolineò

– Va bene, mi dica. Potrebbe intanto mostrarmi il tesserino di riconoscimento? –

Manuel allungò il braccio e iniziò il racconto.

e hanno cambiato la storia. Scusa se mi commuovo. – in effetti nonostante quella massa di carne potesse impressionare lasciò trasparire un’emozione da giovinetto innamorato

– Io ero con tuo padre e tu devi essere un giovane eccezionale come era lui. L’ho capito dallo sguardo sai. Abbraccia tuo padre da parte mia quando lo vedi. Digli che l’abbraccio è da parte di Luca…Luca Incerti. –

zione percorse anche Manuel che rispose con un sorriso. Il migliore che avesse.

– Di certo – proclamò con enfasi.

– Le indagini su quel caso sono già in corso, Manuel Berti. Gli investigatori del Compartimento hanno già preso in carico l’inchiesta e hanno iniziato i sopralluoghi già durante la notte, ma purtroppo per ora non so dirti altro. Le informazioni che potrei darti arriveranno con una relazione sintetica questa sera e sai che nei casi aperti sono molto concise e limitate a pochi elementi. – Manuel si sorprese. Sembrava non l’avesse nemmeno ascoltato e invece ora rispondeva perfettamente alla sua richiesta. S’intrattenne ancora una decina di minuti in una conversazione amichevole e quando si congedò era già l’ora di pranzo.

Un’idea aveva attraversato prepotente i suoi pensieri. Se gli esperti del Compartimento avevano già avviato le indagini perché non lo avevano cercato come testimone? Quale motivo poteva esserci dietro ad una trascuratezza così palese ed elementare? Ripercorse la successione degli avvenimenti. Era andato via dalla Villa dopo più di un’ora dall’intervento del Centro Sanitario e nessun investigatore del Compartimento era ancora giunto sul luogo dell’accaduto. Forse avevano interrogato la persona che per prima aveva soccorso lo sconosciuto, il tipo che aveva di fronte quando si era avvicinato per sentire cosa diceva lo sventurato e che, come lui, aveva sentito quella parola. Certo l’aveva sentita bene. Glielo aveva anche confermato. Si, evidentemente doveva essere andata in quel modo. Avevano ritenuto inutile la sua testimonianza.

Continua…


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