Cap II. Parte VIII

Qualche risposta pur se debole cominciava a prendere forma nei suoi pensieri, ma le domande crescevano in modo esponenziale. Aprì la porta di casa quando era ormai trascorso il pomeriggio e parecchio lavoro era fermo da un paio di giorni. Certo non aveva scadenze che lo costringessero a portarlo avanti a tutti i costi, era soltanto il senso del dovere che gli procurava un po’ di ansia, ma dal momento che quell’impegno gli piaceva e gli dava soddisfazione ritenne che sarebbe stato meglio abbandonare per un po’ quell’idea fissa e dedicarsi alle sue traduzioni.
Anche durante il lavoro qualche domanda del tipo “ma chi cercava con lo sguardo lo sconosciuto?” s’insinuava, senza lo volesse, nei suoi pensieri.
I testi da tradurre erano in formato elettronico e li riceveva per posta elettronica. Gli era capitato alcune volte di doversi soffermare più a lungo sulla traduzione di una frase perché la parola riportata era un refuso e doveva capire quale fosse quella corretta. Questa volta rileggendo la traduzione si rese conto di essere stato lui a scrivere erroneamente la parola tradotta. Il testo spagnolo riportava “respuesta” e si accorse di aver scritto “riposta” in luogo di “risposta”. Battè un pugno sul tavolino, facendo ciondolare i delicati schermi del computer.
– Si! – esclamò eccitato – è così – si strofinò nervosamente le mani – come ho fatto a non pensarci prima –
Quella sorta di folgorazione lo distrasse completamente dall’attività. Si avvicinò alla finestra dello studio per guardare fuori: lo aiutava a riflettere. A volte fissava un punto e restava imbambolato mentre i pensieri vagavano. Dalla finestra poteva scorgere il parco pubblico non molto distante e la grande via che correva in periferia e conduceva in pochi minuti alla OASI.
Fu attratto da una figura femminile che attraversava la strada, un fatto abbastanza strano dato che a quell’ora il traffico era molto intenso e l’attraversamento azzardato. La silouette ricordava pressappoco la stessa che aveva fugacemente intravisto alla Villa, ma dall’angolatura in cui era non riuscì a seguirla più di attimo e non ne ebbe la certezza.
Tentò di ritornare con la memoria al giorno in cui conobbe Adia e la situazione in cui l’aveva conosciuta. Era un episodio che cominciava a rammentare con piacere da quando il rapporto con Aleena non andava più molto bene. Non capiva, però, cosa ci facesse al circolo dove avevano pranzato dato che abitava in una zona molto distante da lì e lavorava alla OASI. E’ vero era una coordinatrice delle attività sportive e non lavorava alla scrivania di un ufficio…ma perché durante il pranzo non glielo aveva chiesto? Sarebbe stata una domanda in meno ad assillarlo. Gliela aveva presentata proprio il Lippolis parecchio tempo fa, una sera, durante un concerto “c’è questa ragazza che ha già chiesto di te più d’una volta” erano state le sue parole. Le aveva pronunciate con buon umore, raramente lo aveva visto tanto vivace, e a quell’affermazione la ragazza aveva nascosto a stento l’imbarazzo. Era evidente che il Lippolis l’aveva colta di sorpresa e non sembrava il tipo che lasciasse l’iniziativa ad altri e a Manuel parve che si fosse pure adombrata per quell’azzardo. Lei negò lanciando un’occhiataccia al Lippolis, almeno questa fu la sua l’impressione, “il signor Lippolis oggi è allegro, stai attento che gioca qualche brutto tiro anche a te”, gli aveva rivolto quelle parole con grande disinvoltura e in modo persuasivo.

L’inquietudine lo teneva prigioniero e ferme restando le condizioni non trovava punti da cui tirare il filo della matassa. Richiamò, come la sera prima, suo padre che doveva trovarsi ancora ad Arica. Raccontò dell’incontro con quel Luca Incerti al Compartimento e il padre indugiò in ricordi esaltanti in cui si smarrì per dieci buoni minuti mentre Manuel ascoltava in silenzio con gli occhi socchiusi quasi per viverli lui stesso.
– Se lo rivedi digli che lo saluto con affetto – il padre stava per chiudere la conversazione, ma Manuel lo arrestò per un pelo.
– Senti pà – proferì con decisione – di questo Luca Incerti ti fideresti ciecamente? Voglio dire…non è che col tempo potrebbe essere cambiato qualcosa e aver fatto scelte diverse? –
– E’ una domanda strana perché me la fai? – chiese il padre
– Non so…è un’idea così. Forse comincio a soffrire di manie persecutorie. Ho l’impressione di non potermi fidare del tutto di chi mi circonda. Sai a proposito di quello che è successo ieri…-
– Ho capito. Di Luca puoi fidarti ci siamo ancora frequentati in questi ultimi anni e so che è trasparente e pulito. Sempre quello di una volta. Convinto sino in fondo delle scelte che ha fatto, ti racconterò meglio quando ci vedremo. Non capisco, però, perché tu ti senta così coinvolto in quella faccenda, ma evidentemente avrai dei buoni motivi. Se hai bisogno rivolgiti a Luca e dagli il codice per il collegamento se vuole parlare con me: mi raccomando sempre a voce, mai con altri mezzi. Chiamami solo se non puoi farne a meno. Ti farò sapere io quando sarà più sicuro. –
Il giovane riprese l’attività di traduzione con animo più sereno e proseguì sino a quando le palpebre divennero tanto pesanti da costringerlo a coricarsi senza nemmeno spogliarsi.

continua…


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