L’amica

«E’ stupendo qui. C’è un panorama meraviglioso. Erano tanti anni che non ci venivo.».
Clara gettò indietro i capelli con un gesto elegante della testa e sorrise.
«Ah…conoscevi questo posto?» domandò Elisa.
«E’ una lunga storia. Sono passati parecchi anni.».
Clara si sporse dalla ringhiera della terrazza per avere una vista ancor più ampia del panorama.
«Raccontamela, dai. E’ triste o allegra?».
«Direi triste, sicuramente.» rispose Clara sedendosi sul dondolo.
Elisa le si sedette vicino e abbassò il tettuccio di tela per fare ombra.
«Non so da dove iniziare.».
«Dall’inizio.» affermò l’amica ridacchiando.
«Avevo un’amica che abitava in questa borgata», riprese Clara «la famiglia aveva buone condizioni economiche tutto al contrario della mia, ma eravamo amiche all’università. Solo per questo motivo ho frequentato questa zona. La mia famiglia la villa poteva solo sognarla. Un giorno mi invitò ad una festa a cui lei stessa era invitata. In una villa di fronte alla sua. Non erano amici con i proprietari, ma abitando l’uno di fronte all’altra avevano conservato sempre un buon rapporto di vicinato. Ad invitare Claudia, l’amica di cui ti sto parlando, fu il figlio dei proprietari. Un trentenne affermato come manager e che viveva ancora con la famiglia.».
«Di cui ti innamorasti.», interloquì Elisa sorridendo.
Clara strinse le labbra in una specie di sorriso amaro e riprese.
«Quando lo vidi alla festa rimasi folgorata. Non aveva una bellezza eccezionale, ma aveva qualcosa di singolare, un fascino che mi incantava. Insomma, te la faccio breve. Ci mettemmo assieme e tutto filò liscio per qualche mese. Un giorno partì, mi pare, per l’Olanda. Mi lasciò semplicemente un biglietto di scuse dove diceva che era dovuto partire con urgenza per questioni di lavoro. Non lo rividi mai più. Piano piano, col tempo, seppi, anche attraverso ciò che mi raccontava Claudia, che aveva avuto grossi guai per questioni di droga e altre faccende contabili che non saprei dirti.».
«Fondi neri, evasione fiscale, le solite cose. E ovviamente la storia non finisce qui.» osservò Elisa.
«Purtroppo no.» osservò Clara.
«Nel frattempo si stabilì nella villa assieme ai genitori di Filippo una donna.» proseguì.
«Il tipo che ti aveva stregata.» mormorò Elisa.
«Che, dicevano, era una parente chiamata per sostituire Filippo negli affari che aveva lasciato. Era di certo olandese o di quella regione, probabilmente proprio dove era andato lui. Era chiaro che era fuggito in tempo per evitare il carcere. Comunque l’accento della donna era straniero mi diceva Claudia. Ogni tanto si incrociavano, ma a quanto pare era una tipa schiva e non credo le avesse mai parlato. Non ricordo molto bene per quale motivo, forse per ragioni di studio, per un po’ Claudia non la vidi più. Non ci frequentammo per oltre un mese. Ci sentivamo ogni tanto al telefono e lei sembrava allegra come sempre. Un giorno seppi che si era suicidata. Fu terribile. Provai un dolore immenso. Il peggiore della mia vita. Dopo qualche tempo feci visita anche ai genitori per capire cosa le fosse successo, ma non amavano affatto parlarne. Mi dissero poche cose. Claudia si era gettata da una rupe qui in collina sopra alla borgata. Dopo poco tempo un amico comune parlando di lei mi disse che Claudia aveva letto un articolo del giornale locale che diceva che Filippo era stato trovato morto al confine con la Danimarca. E questo è tutto, credo.».
«Dimmi qualcosa in più di questo Filippo», disse Elisa «che tipo era? Avevi avuto modo di conoscerlo bene?»
«Non so. C’era qualcosa in lui che mi sfuggiva. Era sempre gentile, affabile. Forse un carattere un po’ contraddittorio con l’immagine del manager affermato che da ordini e gestisce cose e persone. Ma non ci frequentavamo molto. Era sempre impegnato. Perché me lo chiedi?».
«Stavo riflettendo su alcune cose», rispose Elisa pensierosa «ho preparato un drink ne vuoi?».
«Grazie Elisa. Sai…penso di aver trovato in te un’amica come Claudia.» osservò Clara con lo sguardo radioso.
«Se ricordo bene hai detto che Claudia aveva avuto modo di incontrare la parente che aveva sostituito Filippo negli affari.» disse Elisa guardando lontano il panorama.
«Sì. Almeno penso che avesse avuto modo di incrociarla. Poi mi spieghi queste strane domande Elisa?».
«Certo, forse entro oggi capirai il motivo» disse Elisa sorridendo «hai ancora il numero di telefono della villa o sai come trovarlo?» soggiunse.
«Sono passati molti anni, ma ricordo il cognome. Faccio un cerca su paginebianche.».
Clara prese la borsetta e ne cavò fuori il cellulare.
«Trovato.» disse dopo un po’ guardando Elisa con una strana espressione in volto.
«Se tutto va bene credo che entro oggi saprai esattamente cosa era accaduto a Claudia.».
Elisa si fece consegnare il cellulare e chiamò il numero che Clara aveva trovato.
Sotto lo sguardo attonito dell’amica Elisa parlò con la donna che ancora risiedeva alla villa e la invitò a bere qualcosa da lei.
Con gran stupore di Clara la donna accettò e rispose che sarebbe arrivata a breve.
«Ma di cosa devi parlarle?» domandò Clara.
Elisa esortò l’amica a seguire le sue istruzioni.

Passò meno di mezz’ora e qualcuno suonò il campanello. Filippo
Elisa aprì la porta e accompagnò la donna sulla terrazza con un drink in mano.
«Non facciamoci molti complimenti» disse con un’inflessione straniera. Il timbro di voce era roco e profondo.
«Sono venuta da lei solo perché ha detto che aveva da rivelare un segreto che mi riguarda. Facciamo in fretta. Ho alcune faccende da sbrigare.».
«Tra poco la denuncerò per l’assassinio di Claudia.» tagliò corto Elisa.
La donna esplose in una risata isterica e fragorosa.
Clara, nascosta dietro ad una pesante tenda all’interno di una stanza, sobbalzò.
«Questo è uno scherzo di pessimo gusto. Ora io uscirò da quella porta e le consiglio di non muovere un dito se non vuole passare grossi guai.» dichiarò la donna con un timbro che si faceva sempre più greve.
«Hai spinto tu Claudia dalla rupe. E’ vero Filippo?».
Elisa puntò lo sguardo sulla persona che le stava davanti a pochi passi rigida e immobile.
Ad un tratto la donna scattò verso di lei.
«Clara.», urlò Elisa «chiama la polizia».
La donna si bloccò e volse lo sguardo dietro di lei.
«Clara!».
L’esclamazione si fermò in gola e il timbro si fece ancor più mascolino.
«Claudia ti aveva scoperto e tu l’hai uccisa. Spiegherai al giudice chi era la persona che hanno trovato morta al confine. Scommetto che il riconoscimento del cadavere lo avevano fatto i tuoi genitori, no?».
Elisa mise una mano nella borsetta che aveva a tracolla.
In pochi istanti la canna di una pistola di piccolo calibro era puntata alla testa di Filippo.
«Fai quella chiamata.» disse Elisa guardando negli occhi Clara incredula.

 

Marco Paquola
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...