Rave I

Nel 2001, in occasione del 125º anniversario della nascita del Corriere, è stata creata la «Fondazione Corriere della Sera», con lo scopo di curare e aprire al pubblico l’archivio storico del giornale, e di promuovere iniziative in favore della lingua e la cultura italiana, nella penisola e all’estero.” Il direttore era allora Ferruccio de Bortoli, oggi non più in carica.

Leggiamo la definizione di Rave di questi campioni di cultura.

http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/rave_party.shtml

Festa notturna clandestina organizzata perlopiù all’aperto, dove moltissime persone si ritrovano per ballare e in cui è diffuso l’uso di droghe.

Geniale…oltre che di uno spessore culturale incredibile! Secondo me la genialità sta tutta nell’essere riusciti ad ottenere tanta sintesi dicendo tante fregnacce in un sol colpo. Beh…a volte ognuno ha ciò che si merita. Ma andiamo avanti.

http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/R/rave.aspx?query=rave

Fenomeno musicale associativo nato alla fine degli anni Ottanta del Novecento, consistente in un grande raduno, tenuto in genere in ampi spazi quali discoteche o fabbricati industriali, nel corso del quale si ascolta e si balla musica house e acid.

Senz’altro meglio. Se non altro pare voler essere imparziale. Proseguiamo. Da queste slide

http://www.2001agsoc.it/materiale/mediateca/sostanze%20e%20contesti.pdf

I rave party (o free party) sono manifestazioni musicali molto spesso illegali nate negli anni ‘80 ed organizzate in tutto il mondo all’interno di aree industriali abbandonate o in spazi aperti, della durata di una notte o anche di alcuni giorni, in questo caso vengono solitamente definiti “teknival” e sono caratterizzati dalla presenza di più sound system. 

Ecco! Unendo le due definizioni possiamo cominciare a farci un’idea approssimativa del fenomeno rave. D’altronde essendo semplicemente una definizione, come tutte le definizioni l’idea non può essere che approssimativa. Ma il Rave – Esattamente cos’è?

E’ la domanda che si pone l’autore delle slide che vi ho proposto.

Un discorso anche minimo sul rave, ma che vada oltre la semplice chiacchiera da fruttivendoli, comporterebbe tutta una serie di considerazioni che vanno oltre l’intento di un post semplice come questo. I veri aspetti che si potrebbero prendere in considerazione vanno dalla sociologia, e non sono pochi gli scritti sulla sociologia del rave, alla cultura in senso generale, all’estetica musicale, all’aspetto tecnico musicale visto sotto il profilo “compositivo”, al fenomeno ideologico; Rave come manifestazione anticapitalistica ma anche rappresentazione alternativa al business economico ecc.. E’ quasi marginale al contenuto di questo post il problema del consumo di droghe in questa sorta di eventi, ma vale la pena soffermarcisi un momento.

Come fa notare l’autore delle slide, tal Moreno Castagna, l’uso delle droghe è stato, ma oserei dire è tutt’oggi, promosso anche dai governi e viene usato in modo strategico, per sostenere, per esempio, il sistema economico che, apertamente per alcune sostanze, capziosamente e subdolamente per altre, ottiene profitti non indifferenti.

Storicamente la coca viene utilizzata in varie preparazioni. L’uso esplicito scompare solo quando per complessi motivi politico-economici si trasforma in una bestia da combattere per soddisfare opinione pubbliche o favorire poteri economici che cercano interessi in alternative con maggiori profitti. D’altronde non sono le droghe in sé che uccidono i giovani che frequentano i rave.

I mix sono il motivo principale degli effetti a volte mortali, come il cocaetilene. Attenzione cari Ferruccio de Bortoli e affini queste affermazioni non esortano all’uso di droghe. Il discorso è molto più articolato della geniale definizione di rave. Esistono vari studi che stimano in circa 25.000 decessi l’anno in Italia i morti per alcol, ma guarda caso un morto in un rave scatena l’ira e lo sdegno di mamme e politici piagnucolosi e opportunisti.

E’ sufficiente dare uno sguardo a questo sito, per esempio.

http://www.epicentro.iss.it/temi/alcol/alcol.asp 

Ma chissà perché non vediamo politici piagnucolare 25.000 volte l’anno. Basta dare, ovviamente, uno sguardo a qualche articolo (non certo dedito alla sovversione) per capirne il motivo.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/18/alcolismo-in-italia-un-problema-che-vale-53-miliardi-di-euro-lanno/112076/ 

Ma i rave sono rave e provocano grande indignazione nella morale del potere, ecco un trafiletto di un’agenzia:

17/08/2009 – 11.31 – Gli organizzatori di rave party come quello nel Salento e del Molise, nel corso dei quali due giovani sono morti presumibilmente per overdose, vanno identificati e perseguiti. Lo afferma Carlo Giovanardi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

E perché non si dovrebbe perseguire commercianti, titolari di pub, discoteche, produttori e pro loco che organizzano sagre paesane dove scorrono damigiane di vino?

In realtà ciò che interessa ai politici sono demagogia e populismo stando attenti a non toccare interessi economici di borghesie e Capitale.

Ecco che in qualche modo, dunque, si devono reprimere fenomeni sociali che creano fastidio più che altro a genitori affannati ed affaticati ad imporre ordine e disciplina ai propri figli che fa sempre bene all’omologazione richiesta dal sistema sociale.

I rampolli dell’alta borghesia, comunque, si sballano in modo molto più brutale, ma di nascosto: vizi privati e pubbliche virtù. In questo caso va bene così, a chi importa?

Per chi non conoscesse l’origine del fenomeno rave invito a dare uno sguardo a T.A.Z.. Scritto che è in linea teorica il riferimento cardine della prima “cultura” rave e derivante da “filosofie” Cyberpunk*. Mi pare non ci siano teorici precedenti che in qualche modo abbiano coniato il concetto di T.A.Z. (Zone Temporaneamente Autonome). Concetto che è, per i raver originari, alla base del progetto di occupazione di luoghi urbani dismessi al fine di condividere spazi negati dal sistema di proprietà del Capitale. E’ importante notare, che lo si condivida o meno, che la riappropriazione di quegli spazi non è naturalmente solo pretesto per dare libero sfogo al “delirio” giovanile, ma rivolta verso un sistema ben preciso di business del divertimento e del controllo sociale. E da qua potrebbe partire tutta la sociologia del rave, idea che non mi sfiora nemmeno.

Non è nemmeno questa la sede per soffermarsi su di una critica delle balordaggini di Hakim Bey (autore di T.A.Z.). Il testo è stato citato perché imprescindibile per cogliere il fenomeno del Rave nel suo complesso.

Intendo annoiarvi ancora con una seconda parte dedicata agli aspetti prettamente musicali più intimi del rave, ma voglio dare conclusione a questa nota.

Il problema dei rave oggi, a distanza di circa 30 anni dalla loro nascita, è l’assorbimento del fenomeno nelle maglie di quello stesso sistema che il rave intendeva negare, d’altronde questo è il destino, pare, di tutti i fenomeni sociali non solo legati alla musica (leggi rock e jazz).

velocità di fuga* Un testo particolarmente interessante in proposito è Velocità di fuga. Cyberculture a fine millennio di Mark Dery

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