RAVE II

Luci che vibrano, suoni che si dilatano, colori che esplodono. A guardare dall’alto quella confusione sembra un quadro di Pollock, solo che la materia è vivente e non perché a renderla viva è l’artista, brilla di luce propria come le vere stelle.

Muri neri, suoni che danzano, macchine simulacri di un passato che non c’è più, ma ritorna nel rumore, nelle urla: ieri di patimento, oggi di festa, nello stesso spasmo anche se diverso.

"Dutchtek aug 2001" di mujinga - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Dutchtek_aug_2001.JPG#/media/File:Dutchtek_aug_2001.JPG
“Dutchtek aug 2001” di mujinga – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons – https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Dutchtek_aug_2001.JPG#/media/File:Dutchtek_aug_2001.JPG

Si dice che per poter descrivere un evento occorre esserci e non esserci: e così è. E’ vero! Occorre viverlo, ma il distacco è necessario, non può esserci coinvolgimento, occorre guardarlo da dentro. Io non c’ero ai rave. Non potevo esserci, c’erano i miei figli…in un certo senso. In un certo senso perché nell’era dei Crusty-Raver erano troppo giovani e i meno giovani avrebbero comunque potuto essere miei figli.

Hanno assistito al delitto, i miei figli, e hanno visto il corpo morente contorcersi. L’hanno ucciso i morti che camminano: direttori di giornali, forze dell’ordine (il loro), politici, più o meno palesemente corrotti, moralisti, che la storia trascinerà via come fango, mercenari, insomma, al soldo di affaristi che se non possono fare profitti non esitano a gridare vendetta.

Tanto sono comunque avvezzi a lasciarsi cadaveri alle spalle, comunque…cadaveri che si chiamano morti sul lavoro.

generazione ballo sballoCambia la faccia, ma la feccia è la stessa. In un’intervista rilasciata alla rivista DJ, Goa GA – uno dei maghi della consolle più affermati nel genere trance – parlava di trasmettere «ai giovani che vivono nella moderna Babilonia» (l’Occidente capitalistico e consumistico) «una accezione superiore» del concetto di danza, intesa come «meditazione attiva». Così scrive Reynolds Simon in Generazione Ballo/Sballo.

Mi spiace per i rastafariani, per quanti credevano in Bob Marley e per i fanatici del reggae, ma non mi piace Babilonia associata all’Occidente capitalistico e consumistico. I rave pensati come Babilonia si. E’ il sistema dell’occidente capitalistico e consumistico che ha distrutto Babilonia.

La diversità, il progresso, quello da cui possono nascere i rave, figli di tecnologie che potrebbero alleviare quegli spasmi (non delle feste, ma di operai morti tra le macerie del consumismo). La Babilonia delle culture diverse, che possono confondersi, fondersi nell’inesorabilità delle differenze umane.

All That Is Solid Melts into Air “Tutto ciò che è solido si scioglie nell’aria”, prerogativa del sistema che distrugge Babilonia e chissà perché in italiano è sparito dal titolo del libro di Berman. Forse le citazioni marxiane spaventano di più che altrove, come i rave spaventano i democratici de Bortoli.

Mah…vai a capire.

Poi ci sono i Luigi Del Grosso Destreri che per vocazione al pluralismo democratico, probabilmente, le musiche, per dirla come piace a Destreri stesso, le vede già mummificate e non c’è bisogno di assestare colpi letali.

Pare talmente ovvio che la musica venga vissuta e pensata, realizzata e ascoltata, percepita e fruita in modo diverso in luoghi e tempi diversi, vicini o lontani nei secoli che siano quei tempi, che insistere su quel plurale per sottolineare differenze tra rave e musica classica sembra voglia dire “non confondiamo merda con cioccolata.”.

Non fateci caso, pensavo ad alta voce.

C’è una grande differenza tra un alloggio popolare e una cattedrale, e chi nega questa evidenza, eppure sono costruzioni che stanno in piedi (se stanno in piedi) per gli stessi motivi. Forse è più facile che stia in piedi, anche nei secoli, una cattedrale, delle case popolari ci si preoccupa un po’ meno che resistano al tempo e si sarebbe portati a dire per fortuna.

Il problema è che cadono non per sostituirle con abitazioni migliori, ma per altri motivi. E’ vero parlare semplicemente di “musica” è riduttivo e non solo, magari confonde se non si conosce il contesto: quale musica? Parliamo di teoria della musica o musica come fenomeno sociale, oppure come cultura o ancora “musica sinfonica o folk”?

Eppure C’era un tempo in cui la musica classica non era classica. Quando Bach era vivo, o Mozart, o Beethoven, l’idea che una musica potesse essere portatrice di significati tanto importanti, di un contenuto estetico di valore durevole, tale da essere destinata all’ammirazione e alla venerazione dei posteri, era in preparazione – ma ben lontana dall’essere assimilata dal grande pubblico. [Declassicizziamo la musica “classica” Marcello Sorce Keller].

Eh già. Nessuno aveva spiegato a Bach che la sua musica sarebbe passata alla storia e che lui sarebbe sopravvissuto all’oblio. Qualcuno avrebbe dovuto dirglielo…che ne so…un Bortoli, un Destrieri qualunque.

E perché mai la Tekno non può avere rapporti con altre musiche, con la musica, per esempio con modi africani di vivere e sentire quel palpito interiore, anche fisico, ma non solo. E allora c’è qualcosa che unisce? Va bene, di nuovo a esorcizzare il diavolo del ritmo, forse anche di qualcosa che risveglia come un suono primordiale?

Il modo di “vivere”, sentire non solo nel senso di ascoltare, la musica nei rave forse poteva dire qualcosa di nuovo, o antico, ma quando la produzione sfugge al controllo… Delirio. C’è sempre qualcosa che ritorna dal passato, qualcosa di invariante Per esempio, Platone ci racconta nel Simposio che Socrate cadeva spesso e spontaneamente in uno stato di trance, e poteva rimanere immobile a lungo, senza mangiare o bere. [Declassicizziamo la musica “classica”] e guarda sarà un caso che Trance e Goa provengono da modi di sentire ben diversi dalle mummificazioni musicali di esperti che sanno spiegare tutto?

Ho aperto questa nota con frammenti di immagini raveriane, passatemi il termine. Due luoghi simbolo di quella cultura/pensiero: spazi naturali e capannoni industriali dismessi. I muri neri sono i sound system, ma anche le pareti delle fabbriche abbandonate. Credo parlino da soli, non avrebbero bisogno di altre “narrazioni” , servono di più a se stessi, forse per raccontare se stessi, per rappresentarsi, dare voce a se stessi, dire qualcosa per il gusto di dirlo. Tekno, Trance, Goa o altro che sia non sono nate per caso e non sono state studiate a tavolino da major discografiche.

Hanno radici che si perdono nell’emarginazione, ai confini dell’insofferenza, sanno di contestazione quanto quelle rock e jazz, ma questo fa parte di un altro discorso.

E poi questa non vuol essere un’apologia del rave, la musica, a differenza delle altre arti, è natura prima ancora di essere cultura. Per questo io preferisco passeggiare tra i boschi (anche quelli della musica) piuttosto che visitare i giardini botanici e le serre, per belle e interessanti che esse siano. [Declassicizziamo la musica “classica”].

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