Un racconto

2083 Utopia storica relativa

Il “futuro” arriverà che lo si voglia o no.

2083 è un racconto che narra di un futuro che non ci sarà mai.
È un futuro in cui le persone hanno imparato a cooperare, decidono assieme e difficilmente si trovano a vivere interessi di gruppo profondamente contrastanti.
I conflitti ci sono, ma sono personali e ognuno sa che deve risolverli sul piano personale, senza coinvolgere altri perché è consapevole che la collettività andrebbe in pezzi e ritornerebbe la solita merda. Non è un mondo immobile, chiuso senza progresso e senza un altro futuro verso cui andare e per il quale lottare. Semplicemente si sperimenta quel che è possibile e quel che potrà essere un altro mondo senza paura di cambiare.
C’è sempre e ci sarà sempre qualcosa da cambiare: tutti lo sanno bene.
2083 è stato definito un’Utopia storica relativa non a caso. Racconta di un mondo originato dal progetto comune di molte persone stanche di essere sfruttate, ma è diventato quel che è dopo anni di dolore, di costrizioni e anche di ripensamenti. Non tutto è ancora compiuto e forse non lo sarà mai definitivamente, dunque – per questo – è relativa.
Alcuni territori sparsi tra oriente e occidente sono ancora sotto il controllo della reazione. I grandi poteri economici privati hanno organizzato forze militari sottraendo definitivamente le capacità decisionali ai governi e hanno instaurato l’egemonia totale sulla vita delle persone.
Sono aree economiche efficienti e ben strutturate che conservano una grande attrazione su molti operai che credono nella possibilità di ottenere condizioni economiche superiori a tutto ciò che era stato conseguito in passato attraverso le lotte sindacali. Sono possibilità del tutto illusorie, e sono create ad arte da esperti di marketing e scienze sociali. Questa percezione è divenuta pian piano una forza che consente loro di avere una grande influenza sui territori liberi.
Ma in quel futuro la maggior parte delle persone semplici, operai, piccoli imprenditori, artigiani e contadini hanno abbandonato quasi definitivamente i loro ruoli sociali ed economici cercando di ricostruire la devastazione derivata dagli scontri con i poteri (avvenuti nel decennio a cavallo del 2050) per ridare speranza e nuova vita a figli e nipoti.
Non esistono distinzioni sociali e politiche pur se sopravvivono differenze economiche e una certa dose d’egoismo.
La maggior parte delle opere pubbliche è stata progettata e coordinata da un organo centrale che funziona da amministrazione e direzione, e col tempo sta perdendo la funzione originaria di regolazione dell’ordine.

Saper guardare lontano, oltre il presente è l'unica soluzione
Saper guardare lontano, oltre il presente è l’unica soluzione

I giovani stanno imparando ad auto-organizzarsi anche per progetti di grandi dimensioni come la ricostruzione di villaggi di campagna e per edificare nuove vie di comunicazione da realizzare in cooperazione con altri territori liberi. Non tutte le aree hanno lo stesso modello di organizzazione sociale e di assetto economico.
Alcune hanno sistemi più rigidi, altre più organici. È consuetudine – stile di vita – la mobilità da un’area geografica a un’altra con diverso modello organizzativo per consentire a chi lo voglia di trovare il luogo, l’attività e l’ambiente in cui realizzarsi personalmente e socialmente.
Nella maggior parte delle aree, come nei primi anni di disordini e rivolte, molte attività sono ancora organizzate attraverso libere associazioni o collettivizzando produzioni soprattutto industriali,
mentre nelle zone agricole prevalgono società cooperative. Nell’oltre mezzo secolo passato dalle prime sommosse alcuni progressi puramente tecnologici sono stati rallentati sino alla stagnazione e per alcuni anni, nel complesso, le attività di ricerca scientifica hanno subito anche un declino, ma è stata maggiore la capacità di applicazione e di condivisione di quelle esistenti.
Violenze tra gruppi sono episodiche e di solito controllate e pacificate direttamente da altri gruppi che hanno interesse nello scontro.
Le direzioni centrali dei territori intervengono solo se viene richiesto dalla popolazione coinvolta attraverso delegati eletti a turno ogni due o tre anni a seconda del modello esistente in quell’area. So-
no rare le organizzazioni che hanno organi di polizia professionali e non sempre hanno pieni poteri per intervenire.
Anche le organizzazioni più rigide temono reazioni della popolazione e preferiscono il consenso della maggioranza che si esprime attraverso organi eletti direttamente dal popolo.
Non esistono più veri stati intesi come s’intendevano in passato e i confini sono cambiati quasi radicalmente.
I territori controllati dai grandi potentati economici sono concen trati in alcune aree geografiche: soprattutto in Asia centrale e in medio oriente, per il resto sono sparse a macchia di leopardo – ma senza grandi capacità di influenza sugli scambi economici e di dominio sulle risorse.
L’orientamento politico dei territori liberi è generalmente quello di non belligeranza con i potentati per non creare disordini e non indebolire sia le proprie capacità economiche sia per non mettere a rischio l’organizzazione interna. Nei casi in cui un territorio libero ha scelto lo scontro diretto è sempre stato vittima di instabilità e ha generalmente indebolito la fiducia della popolazione verso gli organi centrali, col risultato – a volte – di scivolare nel caos e nel disordine.
Il pericolo maggiore per la stabilità sociale e organizzativa dei territori liberi risiede nell’incapacità di cooperazione e collaborazione tra le diverse aree organizzative e politiche.
Esistono reti di gruppi, che si autodefiniscono Leghe per la libertà economica, che agiscono clandestinamente, e i cui membri non sono conosciuti.
Le Leghe agiscono per destabilizzare e sovvertire gli organi centrali dei territori liberi strategicamente attraverso tentativi di manipolazione all’interno degli organi direttivi e organizzativi dei vari gruppi organizzati intorno ad attività collettive e cooperative. Le Leghe hanno grandi capacità strategiche e si muovono in modo estremamente attento e prudente per non creare sospetti tra i cittadini. Sanno che verrebbero facilmente denunciati agli organi direttivi delle diverse aree e metterebbero in pericolo l’intera rete e lo scopo ultimo della loro azione: ricostruire gli Stati originari e il controllo politico ed economico del mondo intero.
Per quanto si sa le Leghe sostengono di non essere finanziate e controllate dai potentati economici e gli stessi dirigenti dei potentati hanno sempre negato la diretta responsabilità della loro costituzione o di esserne al comando. Gli stessi membri delle Leghe per la libertà economica e i dirigenti, dei quali non si conosce l’identità, non hanno mai ammesso di essere sostenuti e sovvenzionati dagli stessi potentati, ma si proclamano liberi da influenze e liberamente aderenti all’organizzazione. In teoria ogni membro potrebbe uscire dalla Lega, se lo vuole, in qualsiasi momento. Non si conoscono casi certi e definitivamente chiariti di allontanamento deliberato dall’organizzazione, ma sembra, secondo alcune agenzie d’informazione dei Centri di Coordinamento dei territori liberi, che i membri presumibilmente allontanati siano spariti.
Le Leghe sono lo spettro e la minaccia maggiore per il futuro dei territori liberi e del mondo intero.
Da cosa ebbe origine tutto questo? Quale fu il preambolo e l’inizio di un cambiamento tanto estremo e rivoluzionario?

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