Il Grande Gioco di Peter Hopkirk

il grande giocoIl Grande Gioco – I servizi segreti in Asia Centrale è un libro notevolmente interessante pubblicato da Adelphi edizioni, 2004.

L’autore, Peter Hopkirk, deceduto lo scorso anno, non è un ricercatore accademico o uno storico di professione è “semplicemente” un giornalista che ha percorso l’Asia centrale in largo e in lungo. Il testo ha richiesto lunghi anni di ricerche e le vicende raccontate sono approfondite e documentate.

E’ un racconto (non di fantasia) che riesce a coinvolgere il lettore come fanno le serie televisive (a parte che la stragrande maggioranza è meglio evitarle), ma col vantaggio di non dover aspettare il giorno dopo o la settimana successiva per sapere cosa accadrà. E non solo la storia scorre fluida, pure lo stile narrativo è appassionato e appassionante.

Estraggo un brano di esempio.

Fin dal loro arrivo a Kabul due anni prima, gli inglesi vi si erano perfettamente ambientati. L’ubicazione esotica e il clima tonificante della città avevano richiamato dalle calde e polverose pianure dell’Indostan le mogli e i figli dei soldati britannici e indiani. Non mancavano svaghi di ogni genere, dal cricket ai concerti,dall’ippica al pattinaggio, cui partecipavano anche i membri delle classi superiori afgane.

Molto di ciò che avveniva, in particolare il bere e l’andare a donne, dava scandalo fra le autorità musulmane e la maggioranza devota. Al tempo stesso misure punitive, spesso molto severe, venivano adottate contro le tribù che rifiutavano di assoggettarsi al governo di Shujah (ma in pratica di Macnaghten), mentre la sottomissione di altre era comprata con laute largizioni d’oro, definite ufficialmente «sussidi».

L’atmosfera esotica richiama a volte alla mente immagini di signorotti borghesi che lavorano nella Compagnia delle Indie, con abiti color cachi e panama calcato sulla testa pronti per partire all’avventura. Ma, ovviamente, non sono questi gli argomenti che dovrebbero servire a convincere della lettura.

Il libro descrive con perizia lo scontro tra due imperialismi: quello zarista e quello britannico. Ne descrive le strategie politiche e spionistiche, le tecniche belliche, i negoziati segreti e le azioni dei singoli personaggi che si muovono sulla scacchiera.

Il Grande Gioco è lo scontro (vero), mai frontale, tra due imperialismi che quasi senza sosta si sussegue per un secolo, dall’inizio dell’ottocento all’inizio del novecento.

Il modo in cui Hopkirk riesce a trattare la materia, inoltre, avvicina il libro, abilmente e con leggerezza, ad un trattato di geopolitica e ci fa giungere al termine della lettura con una cognizione dell’argomento che di certo prima ignoravamo.

Ma perché la lettura di vicende accadute oltre un secolo fa dovrebbe essere interessante? Perché la Storia si ripete. In realtà il senso va ben oltre la passione storica, comunque imprescindibile per comprendere il presente, fermo restando che non è vero che l’uomo impara dalla Storia (insomma…quasi mai).

la Storia si ripete, dicevo, in modi e forme diverse, certamente, anche un reazionario quale De Maistre sosteneva che <<il progetto di mettere il lago di Ginevra in bottiglie è molto meno folle di quello di ristabilire le cose proprio sulle stesse basi in cui si trovavano prima della Rivoluzione>>, riferendosi alla rivoluzione francese, affermava che la stessa rivoluzione aveva radici nel lontano seicento.

La conoscenza del passato permette, appunto, di riflettere sul presente con maggiore chiarezza.

Molti si meravigliano del fatto che alcuni parlamentari passino da uno schieramento all’altro, ma tale “stranezza” è ben conosciuta col nome di trasformismo.

Ciò che distingue, però, il trasformismo, p. es., emerso in Italia a fine ottocento da quello odierno è la spregiudicatezza con la quale si manifesta e il rivoltante personalismo che lo muove. Nulla che non fosse prevedibile considerate le trasformazioni avvenute nel tessuto economico e politico, che hanno avuto, tra le altre cose, anche l’effetto di abbattere gli ultimi baluardi di moralità.

E dunque anche sul piano geopolitico la storia del passato può dirci qualcosa sul presente. Ciò che determina scelte politiche a livello internazionale sono motivi economici e a leggere la Storia in retrospettiva forse ci appaiono più chiari. Gli stessi interessi, anche se diversi, che mettevano a confronto/scontro l’imperialismo zarista e quello britannico si manifestano oggi, anche se sul campo la corona britannica è sostituita da un imperialismo dall’altra parte dell’Atlantico.

La posta in gioco allora, era il dominio del continente indiano con le sue risorse e l’importanza geostrategica che rappresentava, oggi sono riserve energetiche e le aree geostrategiche sono quelle medio orientali in cui scorrono oleodotti che consentono il controllo dei rifornimenti e di conseguenza quello politico di riflesso, inutile dirlo, a quello economico.

E perché dunque ci si dovrebbe meravigliare se la Russia contemporanea sostiene determinati paesi o determinati politici confusamente tra lo zarismo e il comunismo?

Accade oggi come accadeva oltre un secolo fa o come durante la guerra fredda. Poco importa, che al di fuori della politica interna, il capo del governo russo si chiami Putin o Zjuganov, ciò che più conta è che il paese non sia strangolato dall’imperialismo d’oltreoceano. Il confronto/scontro è, comunque tra due imperialismi che difendono razionalmente (più o meno) i propri interessi economici. Più o meno, appunto, come nel Grande Gioco.

Qualche link in cui curiosare per vedere i luoghi e i fatti narrati nel libro di Hopkirk.

http://www.columbia.edu/itc/mealac/pritchett/00routesdata/1000_1099/ghaznavids/somnath/somnath.html

http://afghanistanonmymind.blogspot.it/2012/03/photos-of-bala-hissar-in-1879.html

http://www.snipview.com/q/Battle%20of%20Ghazni

http://www.federicop.eu/uzbekistan.htm

Marco Paquola

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